Dalla rottamazione alla Corsica: 2.200 km con una BMW R1150RT del 2002
La storia di una vecchia BMW con 184.600 km, due motociclisti, troppi bagagli e una voglia ancora intatta di strada
Ci sono moto che si comprano perché sono belle.
Altre perché sono potenti.
Altre ancora perché hanno quell’ultimo modello di elettronica che sembra quasi sapere cosa stai pensando prima di te.
E poi ci sono quelle che si comprano perché qualcuno deve salvarle.
La mia BMW R1150RT del 2002 appartiene decisamente alla quarta categoria.
Quando l’ho presa aveva 184.600 chilometri.
Era ferma da oltre un anno e non era esattamente nelle condizioni in cui normalmente si presenta una moto destinata a una vacanza di dieci giorni in Corsica.
Diciamo che la prima domanda non era:
“Dove andiamo quest’estate?”
Era piuttosto:
“Secondo voi questa la rimettiamo in strada o la portiamo direttamente dal rottamatore?”
Alla fine ho scelto la prima possibilità.
E forse, a conti fatti, ho fatto bene.
Salvare una moto dalla rottamazione

L’ho portata a casa per 800 euro. A quel prezzo, con quasi 185.000 chilometri, qualcuno potrebbe pensare di aver comprato un problema.Io preferisco dire che ho comprato una scommessa.
La moto aveva bisogno di parecchie attenzioni. Era stata ferma, mancavano gli specchietti, le valigie non erano montate, il top case aveva qualche problema e soprattutto bisognava capire cosa fosse realmente recuperabile.
Il primo obiettivo non era farla bella. Era farla sicura. E così sono cominciati i lavori. Batteria, manutenzione, oli e filtri, sospensioni e diversi interventi di ripristino. Poi la frizione, che è stata sostituita subito prima del fermo di più di un anno dal precedente proprietario (praticamente ho comprato una frizione, la moto era di contorno). E soprattutto l’impianto frenante, sul quale ho preferito non risparmiare attenzione: tubi in treccia, liquido DOT4 e spurgo.
Naturalmente, essendo io un cliente particolarmente raccomandato di MotoEasyShop, gran parte di ricambi e accessori utilizzati per il recupero della RT arrivano proprio da lì. Diciamo che, almeno questa volta, il magazzino era a portata di mano. 😄
Durante i lavori sono emersi anche alcuni problemi elettrici e cablaggi non proprio da manuale BMW. Insomma, non è stato un semplice tagliando. È stato un piccolo recupero. L’idea era quella che, secondo me, dovrebbe accompagnare il recupero di molte moto anziane: se una moto ha ancora qualcosa da dare, perché rottamarla soltanto perché ha tanti chilometri? E così, pezzo dopo pezzo, la RT è tornata a essere una moto. Non una moto da esposizione. Una moto da usare.
Ed è qui che è arrivata la parte forse più ambiziosa del progetto.
Portarla in Corsica.
Il test definitivo
Una cosa è riportare in vita una vecchia BMW e farci qualche giro.
Un’altra è caricarla con tutto il necessario per dieci giorni, mettere due persone sulla sella e partire da Roma.

Io e mia moglie avevamo deciso di fare una vacanza diversa. La prima vera vacanza in moto insieme. E, dopo tanti anni di vacanze con i figli al seguito, anche la prima vacanza in cui eravamo finalmente soltanto noi due. La RT partiva con 184.600 km sul contachilometri. Quando sarebbe tornata a casa, ne avrebbe avuti 186.800. Circa 2.200 km in più. E circa 1.650 di questi percorsi sulle strade della Corsica. Direi che come collaudo non è stato proprio quello che si definisce “giro dell’isolato”.
19 agosto – Roma, direzione Punta Ala
Partiamo da Roma alle 9.00. La destinazione della giornata è Punta Ala, dove ci aspettano due amici in camper. (un tipo di turismo che conosciamo bene dopo 10 anni di camper in tutta Europa) Autostrada e Aurelia, poco traffico, strada semplice. La RT sembra nata per questo. Il suo peso, che da fermo può intimidire, in movimento diventa quasi un vantaggio: protezione dall’aria, stabilità e quella sensazione tipica delle grosse BMW da viaggio che ti fanno pensare che potresti continuare per altri 500 chilometri senza particolare fatica.
Il mare, invece, non ci accoglie benissimo. Alghe, vento, pioggia e qualche fulmine. Cominciamo bene. Arriviamo al campeggio Baia Verde e montiamo la tenda. Perché abbiamo deciso di fare una vacanza in moto. Ma evidentemente non abbastanza da rinunciare completamente alle comodità.
20 agosto – Una giornata di pausa
Giornata tranquilla in campeggio. Spiaggia, amici e una pizza in quattro da 35 euro. La RT riposa. Noi pure.
Domani si parte davvero.
21 agosto – Piombino, il traghetto e la bikeranza
Salutiamo gli amici.
Le due notti in tenda ci sono costate 84 euro (offerte da Beppe, amico camperista nonchè motociclista, che non ha voluto sentire ragioni alla cassa del campeggio) e, considerando che abbiamo ancora tutti i denti al loro posto, possiamo considerarla un’esperienza riuscita.
Direzione Piombino. Fa caldo, molto caldo. Al mattino arriva anche qualche goccia di pioggia, poi torna il sereno ma rimane parecchio vento.
Al porto troviamo circa trenta equipaggi di motociclisti. E qui facciamo il primo incontro con una componente fondamentale del viaggio: la bikeranza. Sono tutti equipaggiatissimi. Valigie, borse, accessori, abbigliamento tecnico.
Noi osserviamo loro. Loro osservano noi. Poi cominciano i saluti. E sarà così per tutta la Corsica.
Non importa se hai una BMW, una Yamaha, una Ducati o una moto che non conosci nemmeno. Se sei su due ruote, ci si saluta.
Alle 12.40 parte il traghetto. Alle 15.20 circa siamo a Bastia.
Corsica, finalmente.
Bastia – Il primo assaggio dell’isola
Il primo albergo è semplice ma funzionale. Pulito, colazione abbondante e prezzo ragionevole. Ci piace.
Usciamo a piedi e visitiamo la cittadella, il porto vecchio e Rue Napoléon. La sera cena da Mamma Mia, in Place du Marché. 52 euro in due.
La RT è parcheggiata tranquilla. Per ora tutto bene.
22 agosto – Aleria e la Plage de Cannella
Partenza alle 10. Prima rifornimento: 34 euro per 16,5 litri. Poi Aleria. Visitiamo il sito archeologico e il museo. Otto euro in due. Poi un caffè. Sei euro. E qui vorrei aprire una parentesi importante per i motociclisti italiani:
il caffè era pessimo.
Non abbiamo ancora capito come possano esserci posti in cui si mangia bene, si beve vino discreto, si vive su un’isola meravigliosa e contemporaneamente si riesca a fare un caffè così.
Ma ci sono riusciti.
Verso mezzogiorno partiamo per la Plage de Cannella. Alle 13.30 siamo in spiaggia. Sabbia chiarissima , acqua limpida e calda, famiglie e bambini, un po’ di confusione.
Ma è bellissima.
Nel pomeriggio torniamo verso Aleria e prendiamo possesso del nostro albergo, il Les Orangers. Struttura un po’ obsoleta, ma proprietari gentili e cordiali.
La stanza è grande, semplice e pulita. La sera usciamo nuovamente in moto. Il primo ristorante trovato su Google è occupato per un evento privato. E così arriva il primo vero spavento del viaggio.Per raggiungere un altro ristorante dobbiamo affrontare una strada sterrata in salita, con una curva e una pendenza importante.
Quasi da fermo, la ruota anteriore perde aderenza. La RT si sbilancia.
Io mi ritrovo a cercare di tenere in piedi quasi 280 chili di moto, con mia moglie dietro e un burrone nella direzione meno desiderabile possibile.
Per qualche secondo penso seriamente che sia finita. Poi tiro fuori una forza che non sapevo di avere.
La moto resta in piedi. Io pure. E continuiamo.
Alla fine troviamo A Marina, il ristorante del campeggio Campfun. Cibo tipico corso, musica dal vivo e canzoni popolari in lingua corsa. A me sembrano incredibilmente vicine al sardo. 72 euro in due, vino locale compreso. Una delle cene meglio spese del viaggio. Torniamo in albergo verso mezzanotte.
23 agosto – Porto Vecchio e Palombaggia
Partenza verso Porto Vecchio. Arriviamo alle 11.40. Parcheggiamo in centro e visitiamo la cittadella: Porta Genovese, stradine antiche, edifici ben tenuti. Il porto lo guardiamo velocemente. Poi prendiamo la RT e puntiamo verso Palombaggia. Quattordici chilometri. Ma sono quattordici chilometri di quelli che piacciono a noi motociclisti: curve, salite, discese.
Moto ovunque. Ne superiamo alcune. Altre ci superano. E soprattutto: saluti. Tanti. La bikeranza ormai è ufficialmente entrata nel viaggio.
Parcheggiamo nella pineta. Poi arriva il momento del cambio costume. Ci nascondiamo dietro la RT, usando l’asciugamano come protezione. Una scena elegante. Praticamente due bambini di cinque anni che si cambiano al mare. Poi attraversiamo la pineta a piedi. E improvvisamente appare Palombaggia. Sabbia bianca finissima.
Acqua azzurro cielo. Uno spettacolo.
Facciamo anche un piccolo trekking sugli scogli con le scarpette da mare per trovare un posto dove piantare il nostro micro-ombrellone. Micro-ombrellone che, peraltro, aveva già tentato la fuga.
Il bagno è spettacolare. Poi insalata. Perché bisogna mantenere la linea. Ogni chilo perso dal motociclista è un chilo che possiamo aggiungere alle valigie.
La moto intanto ci regala la prima stranezza del viaggio: la spia della riserva si accende con ancora due tacche sul display e appena 250 chilometri di parziale. La benzina c’è. Evidentemente il galleggiante ha deciso di partecipare alla vacanza a modo suo.
La cena che doveva essere Burger King
Restiamo in spiaggia fino alle 18.30. L’idea era rientrare verso l’albergo e fermarci da Burger King. Poi, sulla T10, dopo Solenzara, vediamo un ristorante affacciato sul mare. Le Galion. Tavoli sulla spiaggia, location suggestiva, ambiente glamour. Burger King cancellato dalla memoria. Ordiniamo un fritto misto e un tonno. La location è ottima. Il tonno molto meno: troppo pasticciato e pieno di salse. Buonissimo invece il purè di carote. La frittura di calamari, gamberi e polpo è buona, anche se evidentemente non appena pescata. Poi arriva la brocciu mousse. Praticamente un gelato al formaggio. Una cosa che probabilmente merita di essere assaggiata almeno una volta.
Il ritorno sulla T10 è una bella esperienza. Strada larga, praticamente vuota. Accendo tutti i fari disponibili, fendinebbia compresi. Illuminano davvero bene. Forse sono regolati un po’ troppo in alto e al rientro dovrò sistemarli.
Le lampadine, invece, sono decisamente troppo gialle. Prima o poi passeremo al bianco. La vecchia BMW può anche essere del 2002, ma non è detto che debba illuminare la strada come un’auto degli anni Settanta.
24 agosto – Corte e la Valle della Restonica
Partiamo alle 9.30. Supermercato, acqua e panini. Poi T50 verso Corte. La strada è larga, veloce e piena di curve. Finalmente la RT comincia a mostrare un’altra faccia. Arriviamo anche a 140 km/h con parabrezza alto e comfort assoluto. Negli ultimi 15 chilometri incontriamo una coppia su una Tracer che ci fa da lepre. Ci divertiamo. A Corte un gruppo di motociclisti ci indica la strada per la Valle della Restonica.
Parcheggiamo e iniziamo il trekking. Campeggio immerso nella natura, fiume, cascatelle e acqua gelida. Dopo circa un’ora ci rendiamo conto che abbiamo preso la strada sbagliata. Trekking sul fiume. Mia moglie scivola. Scarpone inzuppato. Per fortuna niente di grave. Torniamo indietro e prendiamo il percorso corretto.
Un’ora e mezza di salita tra alberi, ombra e rocce enormi. Arriviamo a un rifugio che dovrebbe essere anche un ristorante. Ha visto tempi migliori. Ma la birra che beviamo lì è probabilmente la migliore della nostra vita. Anche perché abbiamo svuotato le borracce. Scendiamo verso il fiume e ci sistemiamo sulla riva. Altri turisti fanno il bagno. Noi mettiamo i piedi. Finché non smettono di essere nostri. Panini del supermercato e un’ora di riposo.
Poi altri 40 minuti di cammino e ritroviamo la RT.

Ripartiamo.
Dopo altri 40 minuti arriviamo al supermercato. Mia moglie ammette che stava quasi addormentandosi in sella. Ha dovuto aprire il modulare per restare sveglia. Io considero la cosa un complimento alla mia guida.
La sera lascio la leva del freno in pressione. La mattina successiva sarà durissima. (ma questa è un altra storia)
25 agosto – Stagnolu e Bonifacio
Partiamo alle 9.20. Direzione Plage de Stagnolu. La RT50, ormai, la conosciamo. All’inizio sembra abbastanza tranquilla. Poi arrivano le curve. 98 chilometri in due ore. Arriviamo sulla spiaggia accaldati. Molto accaldati. Credo di aver sudato anche l’acqua del battesimo. Cambio costume dietro la RT e poi percorso a piedi verso la spiaggia. Una coppia ci supera con un Defender preparato per la Parigi-Dakar. Noi continuiamo a piedi. Superiamo le dune e appare un piccolo golfo incastonato tra le montagne. Sabbia bianca. Acqua trasparente. Verde e blu intenso. Un posto spettacolare. Peccato il vento. Ma alle Bocche di Bonifacio forse sarebbe strano non trovarlo.
Alle 14 decidiamo di non diventare cotolette panate. Doccia con acqua portata nelle valigie laterali e partenza per Bonifacio. Dall’alto della città vediamo la Sardegna. Santa Teresa di Gallura. È una vista che colpisce.
In quel momento capisci davvero quanto siano vicine Corsica e Sardegna.
Scendiamo verso il porto. Yacht enormi. Alcuni sembrano traghetti. Poi vedi l’equipaggio e capisci che appartengono a una categoria di turismo leggermente diversa dalla nostra. Una crêpe alla Nutella ci rimette in pari con la vita.
Facciamo il pieno. Il consumo scende a 15,4 km/l, contro i precedenti 16,7. Le curve hanno evidentemente presentato il conto. Il ritorno ad Aleria è pesante. 101 chilometri in due ore. Quattro ore di moto nella giornata cominciano a farsi sentire. Cervicale. Chiappe. Stanchezza. Il motore invece sembra annoiato.
Domani cambiamo versante.
26 agosto – Ajaccio e la D84
Partiamo alle 8.30. T50. Dopo Corte la strada cambia completamente. Curve e tornanti. Finalmente la Corsica più impegnativa. La RT si dimostra sorprendente. Carica, con due persone e tutto il nostro bagaglio, continua a scendere in curva con una naturalezza che non pensavo possibile per una moto del genere. Le Dunlop fanno il loro lavoro egregiamente. Fino a quando, su un leggero avvallamento, sento il cavalletto centrale strusciare.

Messaggio ricevuto. Mi calmo. Non dimentichiamo che sono un motociclista anzianotto e che dietro ho la dolce metà. Alle 11 siamo ad Ajaccio. Parcheggio custodito e passeggiata. Visitiamo la Maison Bonaparte, 10 euro compresa audioguida. Pranzo al Petit Cheval Blanc. Poi trenino turistico. Alle 17 ripartiamo verso Porto Ota.
E arriva la D84. Un paesaggio da Gran Canyon, ma con tanto verde. Gli ultimi 12 chilometri sono una successione di tornanti che sembrano voler riportare la moto esattamente da dove è appena arrivata. Prima. Seconda. Prima. Tornante. Seconda. E così via. Dietro di noi una Super Ténéré. Ogni tanto la guardiamo negli specchietti. Ogni tanto sparisce. Non sfiguriamo.

Alle 18.30 arriviamo a Porto Ota. L’albergo è semplice. Molto semplice. Vecchio, più che altro. Ma ci aspetta Loki. Un rottweiler di 60kg di nascita calabrese (a detta del padrone) sopra una terrazza attaccata alla nostra camera. Ha un osso di gomma in bocca. Lo lascia cadere. Lo rilanciamo. Lo riprende. Lo rilanciamo.Abbiamo capito chi comanda. Non facciamo arrabbiare Loki. È pur sempre il fratello di Thor.
27 agosto – Giornata di ricarica
Dopo la giornata precedente decidiamo che oggi non si guida. Supermercato. Pranzo al sacco. Spiaggia. Tempo nuvoloso, qualche goccia di pioggia sabbiosa e un vento caldo da scirocco palermitano. Uno di quei venti che ti fanno sudare solo a pensarli.
Passiamo la giornata tra bagni e pisolini. La RT resta nel garage dell’albergo. Protetta. Al coperto. Coccolata.
Domani ci aspetta Saleccia.
28 agosto – D81: la strada del motociclista anzianotto
Partiamo alle 8.25. Destinazione Saleccia. 134 chilometri. Il navigatore prevede 3 ore e 48 minuti.
Dopo due ore ci fermiamo. La D81 è una strada bellissima. Ma anche diabolica. Curve e tornanti che sembrano inversioni a U. A questo punto ho deciso che la D sta per:
Diabolica. Oppure: Desiderio del motociclista.
La RT si comporta benissimo. Ancora una volta, però, il limite non sembra essere la moto. È il peso. Siamo carichi da morire. Due persone, bagagli e tutto quello che ci siamo portati dietro. A occhio siamo oltre i 500 chili complessivi. Altra toccatina al cavalletto centrale. Meglio non esagerare. Tengo entrambe le ruote sull’asfalto e continuo a salutare i motociclisti che incontriamo.
Poi la D81 diventa D82. Un po’ più docile. Il navigatore indica una svolta a sinistra. Io la salto. Un chilometro dopo trovo uno slargo e torno indietro. Finalmente arriviamo all’imbocco della pista di Saleccia. Dodici chilometri di sterrato.

Proprio lì arriva un tedesco con una Super Ténéré. Gli chiedo, in un inglese che avrebbe probabilmente fatto piangere Shakespeare, se secondo lui la mia RT può affrontare la pista.
Lui risponde: “Yha.” Sì. Secondo lui, piano e con attenzione, ce la possiamo fare. Io guardo lui. Guardo la Super Ténéré. Guardo la RT. Guardo mia moglie. Guardo i bagagli. Poi guardo la pista. Ci fermiamo al chiosco. Io Cola con ghiaccio. Mia moglie acqua, come se fosse l’ultima bottiglia disponibile sulla Terra. E decidiamo.
No. La RT è grandiosa. Ma non è una Super Ténéré. E soprattutto, con oltre 500 chili complessivi, gomme stradali e poca esperienza sullo sterrato con questa moto, non abbiamo nessuna intenzione di trasformare la vacanza in una gara di sollevamento pesi. Saleccia salta. Magari un giorno tornerò. Con una Super Ténéré. E magari targata Deutschland.
San Fiorenzo e l’ultima spiaggia
Ci dirigiamo verso San Fiorenzo. Una spiaggia lunghissima, protetta da una pineta. Mare trasparente. Acqua caldissima. Facciamo il bagno, mangiamo una pizzetta con cipolle e brocciu e ci riposiamo. Alle 18.30 riprendiamo la RT. Costume, infradito, casco e guanti. Io almeno metto le scarpe. Sembriamo usciti da una favela brasiliana. Quaranta minuti dopo siamo a Lucciana. Ultimo albergo. E anche il più carino. Addirittura il frigo bar in camera. Il lusso. Pizza in albergo. Sveglia alle 5.30. Il viaggio sta per finire.
29 agosto – Piombino → Roma: il conto finale
Alle 8 parte il traghetto. Salutiamo la Corsica. La RT è nuovamente sul traghetto insieme a decine di altre moto. Abbiamo ancora qualche ora di viaggio davanti.
Arriviamo a Piombino e cominciamo la discesa verso Roma. E qui la Corsica decide di lasciarci con un ultimo ricordo.
Il caldo. Non caldo. Caldo vero. Quello che ti fa rimpiangere di avere un casco in testa. Prendiamo l’autostrada. La RT è ormai lanciata. E io, probabilmente preso dall’entusiasmo del rientro e dalla voglia di arrivare a casa, lascio correre.
170 km/h. La moto è stabile, protettiva, sembra quasi non accorgersene. Mia moglie invece se ne accorge benissimo. E comincia a darmi delle botte sul casco. Traduzione simultanea: “PIANO!” Io rallento. Per qualche chilometro. Poi riparte il motociclista anzianotto. E ricominciano le botte. A questo punto è evidente che la BMW non ha ancora imparato a comunicare con il passeggero. Però una cosa la comunica bene: a 170 km/h il consumo aumenta. L’ultimo pieno ci restituisce infatti un dato ancora più interessante: 14,6 km/l. Dai 16,7 iniziali siamo scesi progressivamente a 15,4 e infine a 14,6. Curve, carico, velocità. La matematica, sulla benzina, non perdona. Peso e velocità costano.
La RT è tornata a casa. Noi pure. E sul contachilometri ci sono ora 186.800 km. Da quando l’avevo presa ne abbiamo aggiunti circa 2.200. Una moto che aveva rischiato di finire rottamata ha appena fatto un viaggio in Corsica.
Direi che il collaudo è andato abbastanza bene.
Una vecchia BMW, una strada e due persone
A conti fatti, questo viaggio non è stato soltanto una vacanza. È stato il completamento di un piccolo progetto.
Quando ho comprato quella RT aveva 184.600 km e una quantità di cose da sistemare sufficiente a far venire qualche dubbio anche al più ottimista dei motociclisti. Oggi ne ha 186.800. E soprattutto ha una storia in più. Ha percorso la Corsica. Ha affrontato la T50, la D81, la D82, la D84. Ha attraversato montagne e gole. Ha visto Ajaccio, Corte, Bonifacio, Porto Ota, Aleria, Bastia. Ha viaggiato sulla costa e in mezzo alle montagne. Ha incontrato motociclisti tedeschi, francesi, italiani e chissà quanti altri. Ha preso caldo, vento, pioggia. Ha consumato benzina. Ha appoggiato qualche volta il cavalletto. E soprattutto non si è mai tirata indietro. Non è una moto moderna. Non è leggera. Non ha tutta l’elettronica delle moto contemporanee. Ma ha ancora quello che serve. Un motore boxer. Due ruote. Una buona ciclistica.
E una voglia impressionante di macinare chilometri.
E forse la cosa più importante non riguarda nemmeno la moto
Questa è stata la nostra prima vera vacanza in moto insieme. (a parte una parentesi di 25 anni fa su una Monster Dark 620 in Sardegna durata troppo poco) La prima vacanza da soli dopo anni di figli al seguito. La prima dopo un periodo particolarmente faticoso. Abbiamo avuto caldo. Freddo. Stanchezza. Paura. Abbiamo sbagliato strada. Ci siamo persi. Abbiamo camminato per ore. Ci siamo fermati davanti a panorami che sembravano dipinti. Abbiamo mangiato panini sulla riva di un fiume. Abbiamo bevuto birre che, dopo una salita di un’ora e mezza, probabilmente avrebbero vinto anche il premio della birra più buona del mondo. Abbiamo incontrato persone che non rivedremo mai più, ma con le quali abbiamo condiviso per qualche chilometro la stessa strada. E abbiamo imparato una cosa semplice.
Viaggiare in moto in due non significa semplicemente stare sulla stessa moto. Significa condividere la strada. La fatica. Il caldo. La paura di una curva. La risata dopo averla superata. Il silenzio davanti a un panorama. E anche la decisione di rinunciare a una strada quando non è il caso di percorrerla. Perché un motociclista con qualche anno e qualche chilometro sulle spalle dovrebbe aver imparato una cosa: tornare indietro non significa perdere. Significa voler arrivare a casa. Insieme.
E forse è questo che mi ha insegnato questa vecchia BMW. Una moto può essere vecchia, può avere quasi 190.000 chilometri e può essere stata a un passo dalla rottamazione. Ma se ha ancora una strada davanti, non è finita. E forse vale anche per noi.
Gli anni passano, i chilometri aumentano, le cervicali protestano e le chiappe dopo quattro ore di curve presentano regolare richiesta di risarcimento. Ma finché c’è qualcuno con cui condividere la sella, una moto che parte e una strada davanti…
c’è ancora un viaggio da fare.
Il motociclista anzianotto non è quello che va più forte. È quello che ha imparato che la parte più bella del viaggio non è arrivare.
È avere qualcuno accanto con cui ricordare, molti anni dopo, tutto quello che è successo mentre ci arrivavi.
Buona strada. 🏍️❤️

